Lecce-Ravenna. Andata e ritorno

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10,00

Editore: Edizioni Clandestine
Collana: Narrativa tascabile
Pagine: 152 in brossura
Anno pubblicazione: 2006

Descrizione

Saverio proviene da Demenzano, un paesetto dell’estremo sud-est dell’Italia, dove si temprano giovanotti uguali a quelli di trent’anni fa e da secoli latitano le coscienze politiche e sociali.
La marcata stratificazione sociale, cementata dal sopruso di classe legalizzato, costituisce le fondamenta solide su cui nasce e procrea la più dolorosa piaga di Demenzano, l’emigrazione, con cui ben presto il giovane protagonista avrà a che fare.
Parte infatti per Ravenna, dove amici importanti gli offrono l’opportunità di lavorare come perito elettrotecnico in un’azienda nuova di zecca ed in forte espansione, al fine di liberarsi dal precariato.
Ha così inizio l’avventura di Saverio, fra lavoro, donne, calcio e crimine, dove l’ironia del caso e dello stile si mescola alla nostalgia di un sud estremo, nelle ingiustizie ma anche nella passione, nel dolore, nella felicità.
Un Sud delle Occasioni, quelle mancate e quelle colte al volo, ugualmente luminose, essenziali, illusorie, gioiose. Un Sud che unisce passato e futuro.

2 recensioni per Lecce-Ravenna. Andata e ritorno

  1. Valutato 5 su 5

    Lecce – Ravenna. Andata e ritorno. Non un posto migliore del treno per leggere questo libro, possibilmente quello che ti sta riportando a casa. Maurizio Monte, alla sua prima, vera e propria, opera letteraria, viene definito un ulivo radicato nella sua terra che si distorce dalla disperazione. Lui – come Saverio, protagonista della storia – “oggi vive fisicamente a Ravenna e mentalmente nel Salento, terra natia e musa ispiratrice”. Lui, come Saverio, come tanti, ha fatto le valige ed è andato via in cerca di lavoro e vive tra due mondi che trova radicalmente distanti, in bilico tra la nostalgia del vino rosso a San Martino e la soddisfazione per la perfetta igiene delle vie emiliane. Un libro scritto per gli altri e non per se stesso, parole che dipingono le situazioni e le sensazioni di molti “emigranti” per necessità, un intreccio di persone e paesaggi, quelli che hai lasciato e quelli che incontrerai, una suonata a ritmo di blues e non di taranta. Libro autobiografico – ovviamente- ma con nomi note eventi frutto della fantasia del suo autore. Maurizio scrive per passione ma sente di rivestire un ruolo fastidioso, parlare della sua terra e quello che non va, i suoi coetanei e le coscienze sonnolente di chi pensa che non sia possibile cambiare qualcosa per non dover per forza andare via. Sorridendo –amaramente – alla fine si confessa: “Io però la soluzione nu’ la tegnu”.

    Valentina

  2. Valutato 5 su 5

    Mi piace moltissimo leggere, ma è raro che rilegga i libri più di una volta. Se ciò accade è solo perché ho scorto un racconto dietro il racconto. Ed è quello che mi è successo con “Lecce – Ravenna”. La prima lettura è stata veloce, quasi vorace, per soddisfare quella curiosità che martellava ormai da mesi; la seconda però necessaria, per assaporare il racconto dietro il racconto. Perché nel libro di Maurizio a far da filo conduttore non sono gli eventi: il senso del “romanzo” non è tanto nella loro concatenazione, ma soprattutto nella storia di un uomo cui gli eventi fanno quasi da sfondo. E’ per questo che non basta una sola lettura per coglierne il significato ed è per questo che ci si può emozionare ogni volta, proprio perché ogni pensiero scaturisce da qualcosa di profondo: non c’è nulla di banale, nessuna frase messa lì giusto per riempire la pagina, solo per colorare il racconto. Non è un romanzo scaturito dal “gusto per il racconto” ma un gusto per il racconto di ciò che gli eventi esterni provocano nell’animo di chi li vive: è per questo che ci si può emozionare ogni volta, specialmente se ci mette un po’ nell’animo di Saverio, se si vivono con lui delusioni, aspettative, nostalgie o se, meglio ancora, si conoscono i luoghi di Saverio, quelli che gli restano nel cuore. Ogni sensazione è viva e tante cose semplici, che sembrano banali, esprimono lucidamente la verità: la sensazione di nostalgia e l’affetto per la “nuova” terra che ti accoglie, la descrizione del Natale comunista … e poi di quello salentino, tutto tradizione e folklore, dove sembra di sentire l’odore dei mandarini e lo scoppiettio della legna nel camino; per non parlare di quella dell’autunno salentino “dove l’estate scema molto più lentamente grazie alla compiaciuta pigrizia delle persone e dove i frantoi rendono balsamica la stagione”: non si poteva descrivere quell’atmosfera con parole più vere: una metonimia che dà la sensazione di esserci. E poi ci sono i pensieri: l’infinito amore per la propria terra “che si mescola alla critica più feroce verso quanti non riescono ad amarla alla stessa maniera”, non riescono a coglierne l’essenza, è vero: “come si fa a non credere a qualche forma di provvidenza quando sei cresciuto all’ombra degli ulivi più generosi del pianeta?” basta forse davvero allontanarsi per capirne l’essenza? Forse sì…ma la cosa più vera è che “gli orizzonti più grandi sono quelli in cui vuoi vivere […] la terra…ognuna sprigiona il proprio respiro e per capirne l’importanza dell’essenza devi allontanartene. Quando ci tornerai riconoscerlo sarà il più naturale degli esercizi, nonché un piacere indicibile”. Niente a caso, appunto. Sfogliare il libro, rileggerlo è coglierne l’essenza che ogni volta dà un’emozione nuova, perché il racconto è nato da una sensibilità non comune a ciò che l’occhio umano, a volte, non vede: sfumature di paesaggi e di pensieri che forse non tutti hanno la capacità o il “tempo” di cogliere, ma qualcuno – che per fortuna ci riesce – ce li consegna e ci fa fermare a riflettere, anche solo un attimo.

    Serena

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